Feeds:
Articoli
Commenti

Quello di Marco Benedetti è sicuramente uno dei progetti più interessanti tra quelli arrivati negli ultimi mesi a CinicoDemoZone. Una presenza in palco convincente, arrangiamenti rock elettronici, buone melodie e testi non banali. Faccio fatica, inserito nel primo volume della nostra compilation, è un brano intrigante e di rapido impatto, dotato di un riff magnetico e di un “tormentone” naturale. Tra gli 11 pezzi della compilation è risultato il più trasmesso dalle radio. Aspettiamo ora una prova completa per valutare il progetto nella sua completezza.

La Goccia, duo romano con alle spalle una buona gavetta, si presentano con un singolo (ma forse sarebbe più corretto chiamarlo Ep) contenente tre brani, ascoltabili sul my space http://www.myspace.com/lagoccia.
Io” è la canzone che da il titolo all’intero lavoro e sicuramente, come loro stessi ammettono, è il brano più rappresentativo e forse completo. I confini sonori entro cui si muove “La Goccia” magari non si distinguono per originalità, richiamando alla memoria riferimenti più o meno recenti del rock pop di matrice cantautorale. Però, senza dubbio, c’è una buona capacità di scrivere canzoni, di raccontare storie con parole e immagini non banali. Una goccia non ha fretta, a volte può stare un tempo infinito in bilico sulla punta di una foglia, prima di decidere di lasciarsi andare; e una goccia è anche quanto di più mutevole ci sia, pur mantenendo intatta la propria natura. Per “La Goccia“, come leggiamo sul my space, la scelta del nome non è stata casuale. Se sapranno ricercare con pazienza la forma migliore per esprimere la propria natura, valorizzando quello che è già un buon talento di scrittura, potranno, come una goccia che scivola, lasciare un segno.

Da un punto di vista radiofonico, alla canzone dei Belzer selezionata per CinicoDemoZone Compilation non manca nulla. Durata del brano, struttura della canzone, ritornello che apre bene melodicamente con frase “facilmente memorizzabile”. Ed infatti il riscontro sulle radio che hanno preso in considerazione le nostre proposte è stato positivo. Manca forse un pizzico di originalità. Paradossalmente, così com’è il pezzo è buono per una major, perchè rientra in una “categoria”, quella del pop rock, senza correre rischi. Ma se non arriva una major allora forse è il caso di rischiare, andando a delineare una maggiore personalità che trovi riscontro diretto magari sul palco. In ogni caso è un buon punto di partenza.

SM58

Il rap e l’hiphop non sono certo tra i miei generi preferiti. Magari ascolto volentieri alcune cose alla radio ma, per dire, un’ora di hiphop non la reggo.
Questo perchè non sempre trovo originalità, testi degni di nota, melodie. Ma qui il discorso è diverso, perchè quelle degli SM58 rientrano con pieno diritto nella categoria “canzoni”. Non vorrei scivolare nel gioco dei riferimenti, ma, volendo trovarne, c’è un po’ di Caparezza e un po’ dei Sottotono, o meglio ancora il Neffa ai tempi dei Messaggeri della Dopa. Quindi prodotti non di nicchia ma radiofonici, accattivanti, che lasciano un segno. Nelle loro canzoni c’è una certa freschezza, testi non banali e melodie orecchiabili. C’è anche un sito veramente ben fatto www.sm58.net dove è possibile ricostruire una storia intensa, fatta di musica, serate, concorsi e soprattutto tante idee. Presto ne sentirete parlare…

Fare reggae in italia è una scommessa rischiosa. Per due ragioni in apparente contrapposizione tra loro. La prima è che nel reggae, girando sempre attorno ad una chitarrina in levare, è facile scivolare nello stereotipo e, peggio ancora, nello ska, il che mette assieme le due cose che personalmente amo meno. La seconda è che, nonostante questo, ci provano in centinaia, neanche fossimo in Jamaica. Le Carote Sbriciolate (gran bel nome) provano a fare reggae e se la cavano bene. Soprattutto perchè quando è il momento di “sporcare” il genere, lo fanno con il rock. Testi a volte solari e leggeri, altre volte più di spessore, ma il risultato è buono. Hanno suonato praticamente in tutti i locali romani e forse è il momento di provare a portare gli strumenti fuori dalla regione con maggiore convinzione.

mama.in.inca

Un cd autoprodotto davvero interessante quello dei mama.in.inca, composto da brani diversi tra loro, tra i quali spiccano “Resina” e “La moda della moda“.
Canzoni con impostazione quasi opposta con atmosfere distanti anni luce, eppure tenute insieme da piccoli ma importanti dettagli. Innanzi tutto una voce sempre in primo piano e mai schiava dell’arrangiamento; e poi la volontà di raccontare il “dorato mondo dello spettacolo” da un punto di vista critico e per certi aspetti malinconico. “Resina” è una fotografia in bianco e nero sconcertante per delicatezza e poesia. Denota talento descrittivo e capacità di raccontare uno spaccato di vita senza scivolare nel banale ma anzi, riuscendo a toccare le corde più profonde dell’anima. “La moda della moda” è un rock scarno tirato ed energico, di evidente impostazione live, che lascia intuire una certa dimistichezza anche con il palco. Insomma, una band che sembra avere qualcosa da raccontare e un proprio stile per farlo. E che potrebbe presto diventare una band “cinica“…